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I Borghi

Il Salento è un territorio straordinario, capace di offrire accanto a meravigliose spiagge da sogno, tesori storici e artistici. Dalla splendida Lecce, capitale del Barocco, alla Cattedrale di Otranto con il mistero del suo antico mosaico, fino all’estremo confine di Santa Maria di Leuca e del suo finibus terrae.
AUS & MESON

Ugento
città d'arte


Il comune di Ugento è stato riconosciuto come città d'arte e località ad economia turistica dalla Regione Puglia nel 2008 per le sue bellezze architettoniche, archeologiche ed ambientali. Antico centro messapico e municipio romano con il nome di Uxentum, è un piccolo paese abbondante di punti di interesse. Tra le chiese spicca senza dubbio la Cattedrale, risalente al 1855 e intitolata alla Madonna Maria SS Assunta in Cielo, ma anche la storia secolare della città ha la sue importanti testimonianze nel Castello – di origine trecentesca e ricostruito nel XVII e nel XIX secolo – e nei palazzi, tra cui il cinquecentesco Palazzo Gigli o Palazzo Colosso, dove è possibile visitare una collezione di antichità. Ugento è anche una zona archeologica di notevole interesse, grazie alle sue iscrizioni messapiche e romane, le tombe, le antiche mura e una statua di un Zeus in bronzo risalente al VI secolo Avanti Cristo. Il Museo Civico Archeologico Salvatore Zecca, da questo punto di vista, potrà fornire al turista alla ricerca di cultura un percorso di indubbio valore.

Lecce
la capitale del Barocco


La Controriforma, la dominazione spagnola e la presenza di un materiale assolutamente peculiare furono i principali ingredienti di uno dei cocktail artistici più sorprendenti, eccessivi ed estetizzanti della ricchissima storia italiana: il barocco leccese, sviluppatasi tra la fine del XVI secolo e la prima metà del XVIII secolo e che vede il suo simbolo nel capoluogo salentino.
Fu l’egemonia spagnola a portare l’influenza del cosiddetto “plateresco”, ovvero lo stile adottato per le elaborate decorazioni dei piatti (appunto, “plata”) d’argento. Si cominciò dai palazzi sacri, grazie all’impulso del Vescovo Luigi Pappacoda, ma il contagio fu inarrestabile: i principi secolari vollero ben presto rivaleggiare con quelli della Chiesa, e alla fine, nello spazio di due secoli, il barocco conquistò anche le facciate degli edifici privati.
Ma l’elemento chiave, ciò che davvero rese vincente l’irresistibile ascesa di questo stile fu la “pietra leccese”, una particolare forma di calcare con cui il genio artistico di architetti locali come Giuseppe Zimbalo, Giuseppe Cino, Gabriele Riccardi, Francesco Antonio Zimbalo, Gustavo Zimbalo, Cesare Penna, Mauro Manieri ed Emanuele Manieri produsse gioielli di caratura internazionale come piazza Sant’Oronzo, Piazza del Duomo, la basilica di Santa Croce, il Palazzo del Governo e molti altri.

Santa Maria di Leuca
il "finibus terrae"


Una meraviglia del Salento per molte ragioni: per le ville ottocentesche affacciate sul lungomare, con ancora qualche “bagnarola” superstite (ovvero la struttura che aveva il compito di nascondere alla vista del popolo il bagno in mare delle gran signore), per le grotte, per i luoghi di spiritualità; e l’elenco potrebbe proseguire con Torri, Fari e cascate.
Ma Leuca offre anche un curioso fenomeno a cavallo tra mito, nautica e suggestione: “l’unione dei due mari”. La Marina di Leuca, infatti, è compresa tra Punta Ristola ad ovest e Punta Mèliso ad est: proprio a Punta Mèliso viene posta, secondo convenzione nautica, la separazione fra la costa adriatica ad est e la costa ionica a ovest.
Sebbene il confine “ufficiale” fra i due mari sia dato dal Canale d’Otranto, da Santa Maria di Leuca è possibile vedere, in determinate condizioni, una vera e propria linea di demarcazione in pieno mare, dovuta in realtà all’incontro fra le correnti provenienti dal Golfo di Taranto e quelle dal Canale d’Otranto, un fenomeno molto suggestivo.

Otranto
un mistero che sfida i secoli


Otranto è un gioiello incastonato sulla costa adriatica a guardia del Mediterraneo, riconosciuto come Patrimonio Culturale dell’UNESCO quale Sito Messaggero di Pace. Fra le bellezze che offre al visitatore, menzione speciale merita il mosaico pavimentale della Cattedrale di Santa Maria Annunziata, risalente al medioevo, che offre uno spaccato della cultura del Medioevo e ci presenta un percorso in un misterioso ed evocativo labirinto teologico. L’opera ha come figura centrale l’Albero della vita, lungo il quale si dipanano le principali rappresentazioni, e il suo significato più profondo rappresenta un mistero che affascina da sempre storici e critici dell’arte, sfidando intatto i secoli.
Nell’entroterra di Otranto, nei pressi del Faro di Punta Palascia e di Monte Sant’Angelo, è possibile ammirare uno degli spettacoli più inusuali e suggestivi del Salento: il lago nell’ex cava di Bauxite.
Si tratta di un ex giacimento di estrazione mineraria, appunto di Bauxite, un materiale impiegato per la produzione di alluminio, ed è proprio la presenza di questo elemento a conferire al terreno circostante la sua particolare colorazione, di un peculiare rosso intenso, circondata da una vegetazione lussureggiante: una cornice perfetta per lo specchio d’acqua verde smeraldo sottostante, nato probabilmente dalle infiltrazioni provenienti dalle falde presenti nella zona.

Alliste e Felline
devozioni e tradizione


Alliste – forse derivazione del greco Calliste, bellissima – è un paese di poco meno di settemila abitanti tra Racale e Ugento, già antropizzato in età preistorica e che dal 1378 prende il nome di Terra, per indicare la presenza di mura di difesa. Centro spirituale del borgo è senza dubbio la Chiesa dedicata al Santo Protettore, San Quintino, eretta nel 1455, che in occasione della festa patronale diventa anche il fulcro di una sentita e partecipatissima fiera. I resti dell’antica fortificazione medievale di Terra Allisti sono visibili in via Roma, mentre la Casa a Torre attende il turista dietro la chiesa di San Quintino.
Altrettanto millenaria la storia di Felline, la frazione di Alliste, nel cui territorio sorgono ben due menhir: il menhir Ninfeo, a 5 km dall’abitato, e il menhir Terenzano, inglobato in uno dei tipici “muretti a secco” che costellano il Tacco d’Italia.
A Felline è altresì possibile visitare la Chiesa di San Leucio, del XVI secolo, al cui interno è possibile ammirare un raro esempio di arte napoletana settecentesca nell’altare in marmo policromo di Carrara; Palazzo Trianni e ciò che resta della Chiesa di Santa Sofia, con affreschi risalenti al XVI secolo.
Un’altra particolarità offerta da questa piccola frazione è un Frantoio Ipogeo, accessibile e visitabile all’interno di un’area completamente riqualificata.

Racale e Torre Suda
una storia millenaria


Il territorio di Racale è stato abitato fin dall’alba dei tempi: da Messapi, Greci e Romani. Punti di interesse racalini sono la Chiesa Madre di Santa Maria de’ Paradiso (oggi Parrocchia San Giorgio Martire), una costruzione originaria del XII secolo ma riedificata nel 1756. Adiacente alla chiesa svetta la torre difensiva eretta nel XII secolo e trasformata in torre campanaria nel 1535. Altro interessante edificio di culto è la Chiesa della Madonna dei Fiumi, che sorge su un antico insediamento di monaci italo-greci attivo fino al XIV secolo: all’interno è possibile ammirare l’affresco della Madonna di Costantinopoli, di stile bizantineggiante, venerata nel territorio come la “Madonna dei Fiumi” e sede del Nodo mariano del percorso devozionale “In Cammino con Maria”.
Da vedere, in centro, anche il Castello Baronale e Palazzo Ippolito, edificato nell’Ottocento, sede dello IAT, di una sala lettura nonché del Museo-Laboratorio dell’Emigrazione delle Serre Salentine.
Uscendo dal territorio cittadino e andando verso il mare è possibile vedere la Chiesa del Preziosissimo Sangue di Gesù, edificata per volere del popolo in riparazione delle profanità e chiamata popolarmente “Sangu Sparsu” (Sangue Sparso).
Come si è detto Racale è una terra molto antica, e testimonianza ne portano due Menhir e un Dolmen.
Torre Suda è invece la marina di Racale, e deve il suo nome all’omonima torre costiera eretta nel XVI secolo come baluardo contro le invasioni saracene e capace di comunicare per mezzo di messaggi visivi, in caso di pericolo, fino a Gallipoli.

Specchia
il "Gioiello d'Italia"


Piccolo anzi piccolissimo comune (al di sotto dei cinquemila abitanti) Specchia fa parte del club I borghi più belli d'Italia e nel 2013 ha ricevuto il riconoscimento come "Gioiello d'Italia". Perdersi tra le sue vie e le sue mura è un'esperienza unica, in una magica passeggiata alla scoperta delle molte chiese (tra cui quelle medievali di Sant'Eufemia e di San Nicola di Mira) o dei palazzi nobiliari (da non perdere Castello Risolo). Il borgo non mancherà poi di stupire, regalando altra bellezza "sotterranea" grazie ai quattro frantoi ipogei (Scupola, Cicca, Perrone e Francescani neri) testimonianze storiche dell'enorme produzione dell'olio di oliva dei secoli scorsi.

Dintorni